M’ama o non m’ama
Come la logica dello swipe sta ridefinendo la concezione di intimità
Dopo circa un decennio dalla sua pubblicazione, l’ormai popolarissima app Tinder conta milioni di utilizzatori in tutto il mondo. Essa, stando alle parole di Sean Rad, cofondatore e CEO dell’azienda, si presenta come uno strumento attraverso il quale fare nuove conoscenze in maniera semplice e veloce. Il nome stesso e l’icona stilizzata del falò sembrano suggerire che, una volta fatto match, le scintille saranno inevitabili e il fuoco della passione inizierà ad ardere. La promessa di un’intimità che sembra slegarsi dalla caratteristica di vicinanza che ne informa la concezione tipica nelle culture occidentali.
A tal proposito, gli studiosi David e Cambre si sono chiesti se e come l’immediatezza delle app di incontri sta rimodulando la nozione di intimità per allontanarla dall’idea di prossimità e durata.
Lo studio ha come oggetto Tinder principalmente per la sua popolarità e in quanto utile esempio di location-based real-time dating app (LBRTD). La finalità è quella di indagare ciò che viene inteso come intimità schermata o mediata a partire dalla logica dello scorrimento, per metterne in evidenza gli aspetti di velocità, frammentazione e volatilità. Per gli autori, il termine swipe logic descrive e richiama proprio la visualizzazione ad alto ritmo dei profili degli utenti incoraggiato dall’UI dell’app. Un’interfaccia molto semplice, meno intimidatoria di un incontro dal vivo, nella quale le immagini giocano un ruolo fondamentale, fungendo da esca e attraendo nuovi utenti. Questo meccanismo spinge questi ultimi ad immergersi in un’intimità mediata e a percepire tutte le interazioni all’interno dell’app come tali.
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Questo punto sembra essere ben evidenziato da uno degli slogan dell’azienda:
Ogni colpo può cambiarti la vita
Con esso si crea, almeno discorsivamente, un’intimità presunta e potenziale.
Il metodo di analisi
Inserendosi in una già relativamente ampia letteratura riguardante le app di incontri e la socialità mediata dalla tecnologia, gli autori hanno esaminato la gestualità dello scorrimento in relazione all’intimità, prendendo in esame, in particolare, la user interface (UI) e lo user experience design (UED).
Nella prima parte del lavoro viene effettuata un’indagine etnografica delle dinamiche sociotecniche di come gli utenti navigano nell’app e di come reagiscono alla UI dello swiping; per poi offrire, nella seconda porzione, una discussione incentrata sulla logica stessa dello scorrimento e di come questa stia ridefinendo la concezione di intimità.
Per la raccolta di dati sulle esperienze degli utenti si è dapprima ricorsi a sei mesi di osservazione diretta avente ad oggetto le pratiche di condivisione delle immagini. Ciò ha fornito dati etnografici sui modi specifici in cui le app di collegamento incoraggiano la presentazione standardizzata di sé attraverso immagini, testi e audio. A questa modalità di raccolta dei dati è stata poi affiancata una serie di otto interviste faccia a faccia con alcuni utilizzatori di Tinder che si sono offerti volontari. Il pool di intervistati era composto da quattro maschi eterosessuali e quattro femmine di età compresa fra i 19 e i 43 anni.
Quanto emerso dal lavoro di osservazione e intervista è stato poi integrato con con le informazioni ricavate dall’analisi dei discorsi e delle conversazioni online reperite in blog, siti web e commenti. Al riguardo, da una preliminare analisi del sentiment, si è potuto evincere come le esperienze degli utenti fossero descritte prevalentemente in maniera tutt’altro che soddisfacente.
Tinder modifica le nostre dinamiche sociali
Come detto, nella prima sezione dello studio vengono analizzate le dinamiche alla base della navigazione in app, fornendo contestualmente una panoramica dei vincoli e delle funzionalità di Tinder e alcuni degli usi, a volte creativi, posti in essere dagli utenti. Nel far ciò e indagando il fenomeno dell’intimità mediata nel contesto della swipe logic è emerso come gli utenti si impegnino in maniera consapevole nella figurazione di un’intimità volatile e non duratura, nonostante la sua ambiguità.
Detto ciò, forse il punto più interessante dello studio è quello con il quale i ricercatori mettono in guarda dal modo in cui la ritualità dello scorrimento riduce i meccanismi decisionali degli utenti ad una scelta fortemente binaria. Nel far ciò gli autori richiamano quello che è il concetto di molarization, come formalizzato da Massumi e da intendersi quale processo estremo di riduzione della complessità. L’articolazione della UI e della UED di Tinder, sostengono David e Cambre, limita fortemente la libertà degli utenti nel decidere le modalità e le tipologie di interazione con l’altro. In quest’ottica, le dinamiche sociali dipendono fortemente dalle dinamiche proprie della piattaforma, sulla base delle quali prendono forma.



