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Corto-Circuit

Il vantaggio di avere brevi interazioni con uomini schifosi (semicit.) è che puoi costruire un sistema per categorizzarli: il mio si chiama SIMANOCU. Cronache da un mondo pieno di Sputapiattisti, Gattemorte Derelitte e Puttanoni Mediaset, alcuni più ossessionati dalla bellezza degli altri. E infine un’ancora di salvezza: non esisterà altro figo all’infuori di Tyler Durden.

8 min readSep 17, 2025

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La sera in cui ho capito che né io né voi saremo mai belli abbastanza me la ricordo benissimo. Mi trovavo ovviamente all’Apolo, saranno stati due anni fa, quando mi ero appena ritrasferito a Barcellona. Ero nella Sala 2, quella di sotto, quella con la musica elettronica, quella in cui, dall’una in poi o giù di lì, gli avventori iniziano a togliersi la maglietta; l’MD fa salire la temperatura corporea, carne bollente, aria satura di umidità, temperatura percepita: giugno ad Hanoi.

Sono uno che con la pressione sociale ci si è sempre pulito abbastanza il culo, ma quando si tratta della Sala 2 dell’Apolo sento venir meno il mio spirito contrarian e finisco per togliermi anch’io la maglietta, scaglio il sortilegio amoroso dei pettorali tatuati nella speranza che mi procuri finalmente il desiderio di chi desidero.

Sicché ero in mezzo a quel bailamme pettonudista, mio malgrado invischiato in quella gara a chi catalizza di più l’attenzione, quando mi sono girato e ho visto lui.

Lui, ieratico, illuminato per mezzo secondo dalla luce argentea di uno spot, lui con una faccia al cospetto della quale ti vien voglia di scrivere una lettera d’insulti ai tuoi genitori per averti fatto cesso, lui con addosso la maglietta.

Lui che guardava i disperati che lo circondavano con aria di sufficienza, lui che se avesse potuto entrare in comunicazione telepatica con il disperato (io) che lo stava osservando, il quale si chiedeva, tenerello, come mai un figo così non si togliesse la maglietta, gli avrebbe sbattuto in faccia la verità: non ne ho mica bisogno.

La bellezza è quella cosa lì: potere-di. Potere di scoparti più persone rispetto a chi non ce l’ha, potere di prendere un trentaellode perché il professore di letteratura contemporanea è un porco, potere di non toglierti la maglietta perché la Natura Benigna ha deciso di concederti altezza, mascella affilata, spalle da nuotatore e occhi verdi.

È potere-di, ma tutti (maschile culando sovraesteso) credono che sia automaticamente sinonimo di felicità, ed è qui che iniziano i problemi, ma soprattutto è qui che cominciano a sfrigolare i primi cortocircuiti logici, suscitando il mio interesse.

Qualche tempo fa, su Twitter, mi sono ritrovato nel feed una delle tante domande stupide che gli omosessuali incontinenti (invero, una percentuale preoccupante) che popolano quella piattaforma ripropongono ciclicamente.

Il tweet fa così: “domanda per i gay palestrati: cosa vi impedisce dal [sic] fare amicizia anche con gente fisicamente diversa da voi?”

Ora, tralasciando il fatto che senti la necessità di essere cagato da maschi che, come da tua inaccurata osservazione, stringono amicizia solo con altri maschi col six pack, elemento che di te rivela solo che sei tragicamente disempowered, in questo tweet c’è tutto: la disperazione di uno che probabilmente allo psicologo dice che lui guarda la bellezza interiore, salvo poi avere il feed di Instagram pieno solo di maschi con la percentuale di massa grassa inferiore al 10%, ma soprattutto la distorsione cognitiva provocata dall’essere preda dell’euristica della disponibilità, perché certe domande ti possono sorgere solo se non esci mai di casa e interpreti il reale attraverso le foto del Circuit.

Sicché il problema forse non è che sei cesso o poco muscoloso, è che ti crogioli nella disperazione, è che difetti di spirito critico e personalità: tutte cose che sono in grado di notare persino i gorilla cui gli shake proteici hanno sfondato la barriera ematoencefalica. Il problema è che sei quello che, all’interno del SIMANOCU (SIstema MAnnaiadellorsiano NOmenclatura CUlande), definisco Gattamorta Derelitta.

La Gattamorta Derelitta fa questo: piagne, piagne, piagne e investe il tempo che dovrebbe utilizzare a leggere, costruirsi una personalità e un carattere, nell’autocommiserazione. Alle cene con gli amici (quando lo invitano, di malavoglia) affetta una vena autoironica che in realtà cela un’insostenibile permalosità. Per la Gattamorta Derelitta, tossici, egocentrici, narcisisti e amanti del Circuit sono sempre gli altri.

Il Circuit, beati voi se ancora non sapevate cosa fosse, è una serie di feste gay che funestano Barcellona ogni anno a metà agosto. Il nome la dice lunga sullo spettacolo d’arte varia che scatena tra gli omosessuali che vivono stabilmente in città; il numero che preferisco è quello in cui le culande tutte si dividono in due file: da una parte quelli che ci vanno, dall’altra quelli che no, al Circuit giammai, per carità, con tutti quei gay muscolosi e tossici, salvo poi andare a caccia di essi gay muscolosi e tossici sulle app d’incontri usando il pisello come una fiocina.

Il Circuit attira omosessuali da ogni parte del mondo, in particolar modo la categoria di gay che, all’interno del sopramenzionato SIMANOCU, viene classificata come Puttanone Mediaset.

Il Puttanone Mediaset prende Instagram molto sul serio. La minaccia più grande alla sua esistenza non è l’overdose da GHB (che pure usa con preoccupante voluttà), non è la ricrescita dei peli nella zona perianale, non è un test per l’HIV che dà positivo. Sono gli hacker russi: quelli che ti entrano nel profilo Instagram con ventitremila follower, mettono come immagine del profilo una tettona uscita da Ciao Darwin e iniziano a postare propaganda filoputinana. Gli unici individui in grado di privare il Puttanone Mediaset della più grave dipendenza di cui soffre: il desiderio di chi non desidera.

Il Puttanone Mediaset di norma instaura rapporti sentimentali soltanto con altri Puttanoni Mediaset, ma il motivo non sono necessariamente i pettorali, gli addominali e i quadricipiti enormi. È una questione di classe sociale (un giorno parleremo del fatto che gli omosessuali sono come e più classisti degli etero, ma non è questo il giorno). Il Puttanone Mediaset guadagna bene (o, più probabilmente, ha ereditato fortune), e la vita instagrammabile costa: tra scoparsi un avvocato e un cameriere, nessun Puttanone Mediaset ha dubbi su chi dei due potrebbe portarsi alle Maldive senza accollarsi le spese della doppia all’esclusivo villaggio vacanze.

(Vi chiederete: Puttanone vabbè, ma perché “Mediaset”? Devo la seconda parte del nome di questa categoria al mio amico S., che è un genio e si sottovaluta ed è uno dei pochi maschi che mi fanno ridere. Una volta, per ischerzo, mi ha detto che io comunque con ’sti pettorali enormi sembro proprio una Tettona Mediaset. Da lì, per me “Mediaset” è diventato il marchionimo che indica persone sfasciate dalla chirurgia estetica, i tipici personaggi che vedi nei salotti di Canale 5, labbra a canotto, tettone appunto, nasi molto all’insù. Nel caso del Puttanone di cui parlo in questa sede, più che la chirurgia estetica sono i muscoli dall’aspetto innaturale e protesico generati dall’uso di steroidi e anabolizzanti, oltre all’abuso di botox, a contribuire all’effetto-Mediaset).

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Il Puttanone Mediaset possiede determinate peculiarità psichiche che desidero raccontarvi a mezzo delizioso aneddoto.

Qualche giorno fa M., un maschio di cui forse vi ricorderete perché in questa rubrica abbiamo già parlato di lui (ne ero, per usare un eufemismo, leggermente invaghito), mi incontra in palestra e si complimenta per il fisico.

“Ma stai diventando più grosso o sbaglio?”

Non sbaglia, gli spiego, ma credo dipenda dal fatto che ho aumentato le calorie e, contestualmente, ho cambiato scheda di allenamento. Devono essere il glicogeno e la ritenzione idrica (se la Gattamorta Derelitta sapesse quanto sono avvincenti le conversazioni tra gay palestrati vorrebbe ancora fare amicizia con noi? Chissà).

“Be’”, fa lui, “qualunque sia il motivo, tutto guadagnato no?”

Certo, dico io, c’è gente che per ingrossarsi così si fa prescrivere gli steroidi: mangiare venti grammi di riso in più a pasto è decisamente meno rischioso.
A siffatta osservazione, M. abbassa la voce e mi si avvicina come una gitana pronta a comunicarmi quando e come morirò.

“Lascia perdere”, sussurra, “il mio ex era esattamente così. I cicli di testosterone lo facevano diventare emotivo, tipo che un secondo prima piangeva a dirotto e dopo cinque minuti sbottava di rabbia.”

Cristo santo, dico io col dorso della mano sulla fronte, ma tutto questo per..?

“Per farsi venire il fisico e scattarsi due foto al Circuit.”

Ora, credo sia il caso di confessarvi una cosa: sapevo già tutto. Del Puttanone Mediaset con cui se la faceva M. mi aveva già raccontato in dettaglio un amico comune (a vent’anni ho capito che la bellezza è potere, a trenta ho capito che ancora più potenti sono le informazioni: per dirla con una mia amica molto intelligente, bisogna sempre essere un po’ piovre, avere tentacoli infilati ovunque, sapere sempre un po’ tutto di tutti, anche le stronzate, pettegolezzi über alles).

La cosa divertente è che M., il quale lì in palestra si dilettava a sputazzare veleno sul suo ex Puttanone Mediaset, sulla sua ossessione per gli steroidi e l’immagine, da qualche mese ha avviato una frequentazione con un tizio che, a occhio e croce, ogni sera prima di andare a letto si attacca a una flebo di trenbolone acetato (è uno steroide, vi risparmio la ricerca su Google). Insomma, l’avrete già capito: un altro Puttanone Mediaset.

M. è ciò che, all’interno del SIMANOCU, inseriamo nella categoria di Sputapiattista: come scatarra lui nel piatto in cui mangia, nessuno. Gli Sputapiattisti disprezzano tantissimo, ma appena ne hanno l’occasione comprano sempre. Sanno bene che tira un più un pelo di pube che un carro di buoi, ma loro se ne lasciano trascinare controvoglia.

In genere, a tradire la loro incoerenza sono i social: più ostentano orrore per determinate tipologie di uomini durante i brunch con gli amici, più il loro feed di Instagram (che ormai, quanto a capacità di contenere i nostri più reconditi e sozzi desideri, svolge la funzione dell’Es) sarà pieno, chissà perché, proprio di maschi somiglianti a quelli disprezzati.

Gli Sputapiattisti sono in genere preda della formazione reattiva e di una vasta gamma di altri meccanismi di difesa dell’io. Possiedono uno scarso contatto con sé stessi, ragion per cui puntualmente la loro vita sentimentale va a meretrici: non è un caso che abbiano in comune con le Gattemorte Derelitte quella tendenza a vedere narcisismo, egocentrismo e tossicità sempre negli altri.

Torniamo indietro, fino all’inizio di questo mio imperdibile wall of text di penzierini.
Mi sono reso conto d’aver mentito. La volta in cui ho capito che né io né voi saremo mai belli abbastanza non è stata quella sera all’Apolo (lì ho semplicemente visto dal vivo uno bellobellobello in modo assurdo, capirai).

È stato Brad Pitt in Fight Club: l’unico vero figo del secolo è il Tyler Durden immaginato da David Finch. Quel fotogramma di lui con il rivolo di sangue sugli addominali, sigaretta in un angolo della bocca, occhio pesto e pelle lucida di sudore credo abbia cambiato per sempre la mia chimica cerebrale.

Quel livello di definizione, badate bene, è perfettamente raggiungibile. Certo, ti devi fare il culo in palestra; certo, devi mangiare ai limiti dell’ortoressia; ma per arrivare lì non devi iniettarti un bel niente.

Il paradosso è che, per gli standard ridicoli di oggi, quel fisico, che potremmo tranquillamente definire perfetto in termini di simmetria e proporzioni (non iniziate: state tutti benissimo, siete tutti bellissimi, va bene anche non avere gli addominali, le cose stupendissime e perfettissime esistono per ispirarci, non per dirci come vivere e come dovremmo essere, spostatevi più in là se dovete avere un attacco isterico, io qui ho da finire un pezzo), sembra semplicemente magro.

Un Puttanone Mediaset direbbe: che fisico da twink.

Nel 2025, per essere categorizzato come muscoloso devi pesare il doppio di Tyler Durden.

Vedere Fight Club molto prima di aprirmi un account Instagram probabilmente mi ha salvato da un baratro di disperazione: com’è riposante sapere che quelli più incommensurabilmente fighi di me, di voi, di tutti noi, sono già esistiti, e che quindi possiamo risparmiarci gli steroidi, il testosterone, i piagnistei e altre porcherie tossiche, perché dalle nostre crisalidi non verrà fuori niente se non quel che già c’era.

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Written by Mannaiadellorsa

I am glad I came here with your pound of flesh