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Simone Nicoletti

Simone Nicoletti

Interista dalla nascita per destino e discendenza. Fondatore di Iostoconmancini e di FabbricaInter. Scrivo di Inter e di calcio, senza retorica ed ipocrisie

Eder d’Inter e d’Italia

Rinnovo e primo cambio in Nazionale pur nell’anno in cui gioca poco: come è possibile?

4 min readNov 10, 2017

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La convocazione e le notevoli chances di giocare una parte della partita di andata dello spareggio mondiale contro la Svezia mi forniscono l’assist per affrontare il curioso caso di Eder Citadin Martins, nato in Brasile quasi 31 anni fa e sbarcato in Italia da 12.

Che la Nazionale abbia avuto bisogno di naturalizzare un calciatore che ha passato la maggior parte della carriera tra Empoli e Sampdoria fa capire quanto sia drammatica la crisi generazionale italiana di campioni dalla trequarti in su, ossia quelli che entrano nell’immaginario collettivo e che ti spingono a emularli, andare allo stadio o accendere la tv per vederli (il tempo nel 2017 è l’unico tesoro di ognuno di noi e rispetto a 20 anni fa ci sono molti più modi interessanti di una partita di calcio per spenderlo).

Il punto però è un altro: mentre Conte lo chiamava negli anni in cui a Genova almeno giocava e segnava con regolarità, Ventura non ne fa a meno neppure quando nell’Inter a metà novembre ha finora sommato 9 presenze, nessuna da titolare, per 114 minuti complessivi e un gol, da zero metri e a porta vuota, nell’ultima partita contro il Toro.

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E’ vero che la volontà di Spalletti (più che il 4231, modulo spesso usato anche la scorsa stagione quando giocò dall’inizio 13 volte ) di bloccare la formazione titolare, l’assenza delle coppe europee e i risultati positivi hanno quasi azzerato il turnover, ma c’è dell’altro. Non si spiegherebbe diversamente neppure il recente rinnovo di contratto fino al 2021, con annesso aumento di ingaggio (riducendone quindi proporzionalmente la possibilità di monetizzarne la cessione in futuro).

Ricordiamoci come maturò il suo acquisto: Mancini nell’inverno 2015 è primo in classifica, ma i segnali di una difficoltà realizzativa, sia per una manovra che stenta a decollare, sia per i molti errori in fase di finalizzazione, lo spingono a chiedere un ulteriore acquisto in attacco per raggiungere almeno il terzo posto(ne chiese altri 3 per lottare per lo scudetto,tra cui Pirlo, ma FPF e scarsa liquidità di Thohir li impedirono, aprendo una profonda crepa tra i due).

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La scelta cadde su Eder perchè conosceva bene la serie A, era stimato da Ausilio e dal tecnico da tempo, era all’apice della carriera con 13 reti nelle prime 21 partite (segnando gol come questo a Napoli) e permetteva soprattutto alla società di prenderlo in prestito con riscatto biennale condizionato alle presenze.

Nel crollo nerazzurro del girone di ritorno ebbe le sue colpe perchè trovò la via della rete,ininfluente, solo ad aprile contro l’Udinese, interrompendo il magic moment blucerchiato e vanificando l’investimento che doveva essere ripagato nel breve in termini di efficacia perchè uno come lui nel reparto offensivo di una grande Inter da scudetto e da fase ad eliminazione diretta in Champions non può essere un titolare e probabilmente neppure il primo cambio.

Il problema è che quella grande Inter davanti non si è ancora concretizzata: nè l’anno scorso quando la nuova proprietà investì oltre 30 milioni per Gabigol, nè quest’anno quando, nonostante le parole di Sabatini a luglio, una vera punta non è neppure arrivata.

E allora ecco che Calimero Eder, brutto da vedere e non sempre in condizioni fisiche strepitose, diventa utile se non indispensabile perchè si impegna al 100% per dimostrare di poterci stare in una grande storica, accetta di fare il vice Icardi o l’arma della disperazione nel secondo tempo, fa gruppo e non rilascia interviste per lamentarsi del suo scarso impiego (almeno fino a quando Ventura continuerà a chiamarlo).

Finchè le ambizioni di Italia (qualificarsi al Mondiale) ed Inter (arrivare quarti) saranno queste, gli Eder su cui puoi sempre contare e che garantiscono di fare più o meno sempre quel che possono(ce ne sono tanti sia in azzurro che in nerazzurro, da Parolo a D’Ambrosio per arrivare allo stesso Candreva) te li tieni stretti.

Hanno mezzi limitati, ma li conoscono bene. Sono uomini da anni difficili e vacche magre, da cui aspettarsi quel poco che basta per raggiungere piccoli, mediocri obiettivi (che poi sono quelli quotidiani di miliardi di persone). Ce li ricorderemo, senza rimpiangerli, quando torneranno i talenti e i campioni.

E chissà che non sia proprio l’uomo dello stato di Santa Catarina a segnare quel o quei gol decisivi per la Russia o per l’Europa, sostituendo Belotti stasera negli ultimi minuti o affiancando Icardi come accaduto contro i granata.

Ognuno ha diritto ai propri 15 minuti di celebrità: Eder, gli Eder, noi.

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Written by Simone Nicoletti

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